L'IRRESISTIBILE FELINO: LA JAGUAR XK-SS. 

di Enrico Argiolas*   (click sulle foto per ingrandire)

 

 
Chiunque appassionato di auto d’epoca ve lo può confermare, le sportive prodotte tra gli anni ’50 e ’60 avevano una linea favolosa e spesso talmente formosa da rendere scontato qualsiasi parallelo con l’aspetto di una donna procace. Tra le tante, spicca sicuramente la sensuale carrozzeria della Jaguar XKSS, contraddistinta da un susseguirsi di curve, a partire dagli slanciati e sinuosi passaruota anteriori per finire sulla rastremata ma non meno intrigante coda. Se proprio volessimo paragonarla a qualche bellezza in carne e ossa, probabilmente non sarebbe possibile scegliere una donna ne molto alta ne dalla pelle perfetta, dato che la XKSS non era esattamente un’auto lunga e affusolata e inoltre scontava la presenza di una lunga serie di rivetti sulla carrozzeria. Ma insomma, al diavolo la perfezione! Chiunque sia dotato di un minimo di senso estetico non può non riconoscere la irresistibile attrazione che questa sportiva inglese è ancora in grado di trasmettere, specialmente dopo aver ammirato le sue curve e dopo aver sentito la musica che il suo motore serie XK emette in piena accelerazione.

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La produzione della XKSS iniziò nel 1957, ma la sua storia ebbe inizio circa due anni prima, esattamente durante il momento di gloria della D-Type, bellissima e vincitrice a Le Mans. Nel 1955 la casa di Coventry, dopo aver modificato una parte strutturale dell’avantreno della D-Type, la quale modifica consentiva di semplificare la produzione, pensò di sfruttare la forte immagine della sua vincente vettura da corsa e decise di produrla in serie limitata, con lo scopo di venderla ai piloti privati e, perché no, anche a chi fosse tanto appassionato da volerla usare su strada. Fu così che Jaguar, in preda all’entusiasmo, approntò una linea di produzione nello stabilimento di Browns Lane, nel quale vennero prodotte, nella seconda metà del 1955, ben 67 D-Type. La brochure dell’epoca si riferiva ad essa come alla “più veloce vettura sportiva mai prodotta in serie”, tuttavia, per quanto la D-Type fosse realmente velocissima ed estremamente desiderabile, non costituiva di certo l’ideale di perfetta auto da strada. Quando, nel 1956, Jaguar decise di abbandonare le competizioni in veste ufficiale, iniziarono i problemi. Nelle corse le D-Type si rivelarono meno competitive del previsto, specialmente sui tracciati meno veloci, e così  l’interesse verso di loro iniziò presto a scemare. A questo punto si presentò un problema: delle 67 D-Type prodotte in serie, molte restarono invendute. Fu così che nacque la XKSS, la versione stradale della D-Type, adatta, come la definì Jaguar, “sia per l’utilizzo su strada sia per le gare sportive”. In teoria la XKSS avrebbe dovuto costituire una alternativa realmente stradale alla D-Type, ma nella pratica le modifiche non furono poi così radicali da addolcirne sensibilmente il carattere.
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Per realizzare la XKSS, Jaguar semplicemente sfruttò le D-Type invendute e le modificò in più punti, in modo da renderle più pratiche per l’uso stradale. Fu Malcolm Sayer, colui che lavorò anche alla D-Type, a disegnare le modifiche estetiche che la differenziavano dalla versione da corsa. La più evidente di queste riguardava l’assenza della grossa deriva posteriore, presente sul modello da corsa ma non sulla XKSS. Nel tentativo di rendere la macchina maggiormente adatta ad un uso turistico, venne installato un parabrezza di larghezza appropriata in modo da proteggere adeguatamente pilota e passeggero. Un ulteriore margine di protezione veniva offerto da una semplice e non troppo efficace capote; inoltre un piccolo portapacchi cromato fissato sulla coda dava la possibilità di portare con se qualche piccolo bagaglio.  Infine, piccoli paraurti cromati e finestrini laterali fissati alle portiere. Gli aggiornamenti toccarono anche all’abitacolo, dotato di nuovi sedili e del rivestimento in pelle.

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Il bello della XKSS non stava però solamente nella carrozzeria, anzi, sottopelle era presente una meccanica di prim’ordine, esattamente la stessa della D-Type “short nose”, dalla sua struttura monoscocca in alluminio al potente propulsore. Il motore, un sei cilindri in linea da 3.4 litri e doppio albero a camme in testa, erogava 250cv a 5750 giri al minuto e poteva vantare la lubrificazione a carter secco, in modo da contribuire all’abbassamento del baricentro. Alimentato da tre carburatori Weber DCO 45, richiedeva, come sulla “D” da corsa, un generoso serbatoio, con capienza pari a ben 168 litri. La trasmissione prevedeva ovviamente la trazione posteriore e un cambio a quattro rapporti tutti sincronizzati. Le bellissime ruote Dunlop da 16”, realizzate in magnesio e dotate del fissaggio centrale con gallettone, erano riempite da potenti freni a disco servoassistiti Dunlop.
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La XKSS, per quanto potesse avere un aspetto meno corsaiolo rispetto alla D-Type, si rivelò un’auto seriamente veloce e impressionò favorevolmente chiunque ebbe la fortuna di guidarla. La famosa rivista Road & Track riuscì a portare un esemplare in prova alla velocità di 149 mph e cronometrò l’accelerazione 0/60 mph fermando il tempo su uno strabiliante 5”2, non certo meno sbalorditivo dei 13”6 necessari per il passaggio 0/100 mph. Questa fascinosa Jaguar poteva vantare non solo numeri eccezionali ma anche una guidabilità davvero valida. Le riviste dell’epoca, comprese Road & Track e Autocar, rimasero colpite dal coinvolgimento che la XKSS era in grado di offrire al pilota, grazie a uno sterzo leggero, diretto e molto preciso, oltre che a freni dalla grande potenza e una accelerazione semplicemente instancabile. Autocar scrisse che oltre i 4000 giri la spinta in avanti era tale da dare la sensazione di essere seduti su un razzo.
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Sfortunatamente però la XKSS non fu più fortunata della D-Type. Il 12 febbraio del 1957 scoppiò un incendio nello stabilimento di Browns Lane che distrusse la zona della fabbrica nella quale le D-Type venivano convertite, impedendo di fatto la costruzione di ulteriori esemplari di XKSS. La produzione si fermò quindi a 16 esemplari. L’anno seguente vennero assemblate altre due vetture, partendo da delle D-Type, ma una di queste venne successivamente riconvertita al modello originale. Di tutte le XKSS prodotte, la maggior parte venne esportata negli Stati Uniti e una di queste venne comprata dal famoso attore e pilota Steve McQueen, il quale la usò a lungo e con grande soddisfazione.
 

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Dato il ridottissimo numero di esemplari prodotti, la XKSS non è quel genere di auto storica che è possibile mettere nel proprio garage senza grossi problemi. Del resto, la carrozzeria, nella sua grande semplicità, ha ancora un aspetto a dir poco favoloso e indubbiamente assicura alla XKSS un posto speciale tra le auto sportive più belle in assoluto. Se aggiungiamo alle sue provocanti forme anche prestazioni di spessore e una guidabilità entusiasmante, capiamo rapidamente come mai sia tanto difficile trovare un collezionista disposto a cedere il suo prezioso esemplare. E’ quindi per la sua estrema rarità e il suo irresistibile fascino se è possibile acquistare repliche eccezionali, come quella costruita con notevole cura dalla inglese Lynx. Attenzione però, il fatto che si tratti di repliche non vi tragga in inganno, la cura nel realizzare le auto viaggia di pari passo con il prezzo, decisamente elevato.

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* l'articolo segue lo speciale sulla e-type. Enrico, ha scritto questo articolo per Jaguarissima!