Chiunque
appassionato di auto d’epoca ve lo può confermare, le
sportive prodotte tra gli anni ’50 e ’60 avevano una linea
favolosa e spesso talmente formosa da rendere scontato qualsiasi
parallelo con l’aspetto di una donna procace. Tra le tante,
spicca sicuramente la sensuale carrozzeria della Jaguar XKSS,
contraddistinta da un susseguirsi di curve, a partire dagli
slanciati e sinuosi passaruota anteriori per finire sulla
rastremata ma non meno intrigante coda. Se proprio volessimo
paragonarla a qualche bellezza in carne e ossa, probabilmente
non sarebbe possibile scegliere una donna ne molto alta ne dalla
pelle perfetta, dato che la XKSS non era esattamente un’auto
lunga e affusolata e inoltre scontava la presenza di una lunga
serie di rivetti sulla carrozzeria. Ma insomma, al diavolo la
perfezione! Chiunque sia dotato di un minimo di senso estetico
non può non riconoscere la irresistibile attrazione che questa
sportiva inglese è ancora in grado di trasmettere, specialmente
dopo aver ammirato le sue curve e dopo aver sentito la musica
che il suo motore serie XK emette in piena accelerazione.
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| La
produzione della XKSS iniziò nel 1957, ma la sua storia ebbe
inizio circa due anni prima, esattamente durante il momento di
gloria della D-Type, bellissima e vincitrice a Le Mans. Nel 1955
la casa di Coventry, dopo aver modificato una parte strutturale
dell’avantreno della D-Type, la quale modifica consentiva di
semplificare la produzione, pensò di sfruttare la forte
immagine della sua vincente vettura da corsa e decise di
produrla in serie limitata, con lo scopo di venderla ai piloti
privati e, perché no, anche a chi fosse tanto appassionato da
volerla usare su strada. Fu così che Jaguar, in preda
all’entusiasmo, approntò una linea di produzione nello
stabilimento di Browns Lane, nel quale vennero prodotte, nella
seconda metà del 1955, ben 67 D-Type. La brochure dell’epoca
si riferiva ad essa come alla “più veloce vettura sportiva
mai prodotta in serie”, tuttavia, per quanto la D-Type fosse
realmente velocissima ed estremamente desiderabile, non
costituiva di certo l’ideale di perfetta auto da strada.
Quando, nel 1956, Jaguar decise di abbandonare le competizioni
in veste ufficiale, iniziarono i problemi. Nelle corse le D-Type
si rivelarono meno competitive del previsto, specialmente sui
tracciati meno veloci, e così l’interesse verso di loro
iniziò presto a scemare. A questo punto si presentò un
problema: delle 67 D-Type prodotte in serie, molte restarono
invendute. Fu così che nacque la XKSS, la versione stradale
della D-Type, adatta, come la definì Jaguar, “sia per
l’utilizzo su strada sia per le gare sportive”. In teoria la
XKSS avrebbe dovuto costituire una alternativa realmente
stradale alla D-Type, ma nella pratica le modifiche non furono
poi così radicali da addolcirne sensibilmente il carattere. |
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| Per
realizzare la XKSS, Jaguar semplicemente sfruttò le D-Type
invendute e le modificò in più punti, in modo da renderle più
pratiche per l’uso stradale. Fu Malcolm Sayer, colui che lavorò
anche alla D-Type, a disegnare le modifiche estetiche che la
differenziavano dalla versione da corsa. La più evidente di
queste riguardava l’assenza della grossa deriva posteriore,
presente sul modello da corsa ma non sulla XKSS. Nel tentativo
di rendere la macchina maggiormente adatta ad un uso turistico,
venne installato un parabrezza di larghezza appropriata in modo
da proteggere adeguatamente pilota e passeggero. Un ulteriore
margine di protezione veniva offerto da una semplice e non
troppo efficace capote; inoltre un piccolo portapacchi cromato
fissato sulla coda dava la possibilità di portare con se
qualche piccolo bagaglio. Infine, piccoli paraurti cromati
e finestrini laterali fissati alle portiere. Gli aggiornamenti
toccarono anche all’abitacolo, dotato di nuovi sedili e del
rivestimento in pelle. |
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| Il
bello della XKSS non stava però solamente nella carrozzeria,
anzi, sottopelle era presente una meccanica di prim’ordine,
esattamente la stessa della D-Type “short nose”, dalla sua
struttura monoscocca in alluminio al potente propulsore. Il
motore, un sei cilindri in linea da 3.4 litri e doppio albero a
camme in testa, erogava 250cv a 5750 giri al minuto e poteva
vantare la lubrificazione a carter secco, in modo da contribuire
all’abbassamento del baricentro. Alimentato da tre carburatori
Weber DCO 45, richiedeva, come sulla “D” da corsa, un
generoso serbatoio, con capienza pari a ben 168 litri. La
trasmissione prevedeva ovviamente la trazione posteriore e un
cambio a quattro rapporti tutti sincronizzati. Le bellissime
ruote Dunlop da 16”, realizzate in magnesio e dotate del
fissaggio centrale con gallettone, erano riempite da potenti
freni a disco servoassistiti Dunlop. |
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La
XKSS, per quanto potesse avere un aspetto meno corsaiolo
rispetto alla D-Type, si rivelò un’auto seriamente veloce e
impressionò favorevolmente chiunque ebbe la fortuna di
guidarla. La famosa rivista Road & Track riuscì a portare
un esemplare in prova alla velocità di 149 mph e cronometrò
l’accelerazione 0/60 mph fermando il tempo su uno strabiliante
5”2, non certo meno sbalorditivo dei 13”6 necessari per il
passaggio 0/100 mph. Questa fascinosa Jaguar poteva vantare non
solo numeri eccezionali ma anche una guidabilità davvero
valida. Le riviste dell’epoca, comprese Road & Track e
Autocar, rimasero colpite dal coinvolgimento che la XKSS era in
grado di offrire al pilota, grazie a uno sterzo leggero, diretto
e molto preciso, oltre che a freni dalla grande potenza e una
accelerazione semplicemente instancabile. Autocar scrisse che
oltre i 4000 giri la spinta in avanti era tale da dare la
sensazione di essere seduti su un razzo.
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| Sfortunatamente
però la XKSS non fu più fortunata della D-Type. Il 12 febbraio
del 1957 scoppiò un incendio nello stabilimento di Browns Lane
che distrusse la zona della fabbrica nella quale le D-Type
venivano convertite, impedendo di fatto la costruzione di
ulteriori esemplari di XKSS. La produzione si fermò quindi a 16
esemplari. L’anno seguente vennero assemblate altre due
vetture, partendo da delle D-Type, ma una di queste venne
successivamente riconvertita al modello originale. Di tutte le
XKSS prodotte, la maggior parte venne esportata negli Stati
Uniti e una di queste venne comprata dal famoso attore e pilota
Steve McQueen, il quale la usò a lungo e con grande
soddisfazione. |
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| Dato
il ridottissimo numero di esemplari prodotti, la XKSS non è
quel genere di auto storica che è possibile mettere nel proprio
garage senza grossi problemi. Del resto, la carrozzeria, nella
sua grande semplicità, ha ancora un aspetto a dir poco favoloso
e indubbiamente assicura alla XKSS un posto speciale tra le auto
sportive più belle in assoluto. Se aggiungiamo alle sue
provocanti forme anche prestazioni di spessore e una guidabilità
entusiasmante, capiamo rapidamente come mai sia tanto difficile
trovare un collezionista disposto a cedere il suo prezioso
esemplare. E’ quindi per la sua estrema rarità e il suo
irresistibile fascino se è possibile acquistare repliche
eccezionali, come quella costruita con notevole cura dalla
inglese Lynx. Attenzione però, il fatto che si tratti di
repliche non vi tragga in inganno, la cura nel realizzare le
auto viaggia di pari passo con il prezzo, decisamente elevato. |
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